Riforma della giustizia

Studentigiurisprudenza.it in collaborazione con Vivi Unina- Scienze Politiche.

A cura di:

Domenico Falco
Simone Iovine
Mohamed Younis
Martino Bianco
Paolo Casiere

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il documento con cui il nostro Paese spiega come ha intenzione di spendere i finanziamenti che arriveranno dall’UE tramite il Next Generation EU, una delle parti fondamentali è la riforma della giustizia. La ministra della Giustizia Cartabia si è espressa così a proposito : ”Deve essere molto chiaro che senza la riforma della giustizia non arriveranno fondi dal Recovery, è quindi fondamentale per l’Europa che l’Italia migliori la qualità dei nostri processi. Processi migliori e più veloci aiuterebbero anche l’economia, attirando investimenti stranieri.”

La Cartabia, fautrice della riforma, sta avendo l’arduo compito di mediare tra le parti, inizialmente molto distanti, della larga maggioranza del governo Draghi. La riforma del processo penale va a modificare la legge 3/2019 (cd. “Spazzacorrotti” ), voluta dal M5S e dall’ex ministro Bonafede.

Di conseguenza il M5S è stato il partito che più ha causato grattacapi al governo durante il percorso della riforma. A luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo all’unanimità, comprendendo anche il voto favorevole dei ministri in quota M5S.

Contemporaneamente i grillini hanno dovuto affrontare una crisi interna sulla leadership del Movimento, in cui ci sono stati vari scambi tra l’attuale leader Conte e il garante Grillo. A causa dei dissidi interni al Movimento, una parte dei 5S ha messo in discussione ciò che era stato stabilito in Consiglio dei Ministri. L’accordo è stato poi raggiunto grazie ad un incontro tra Giuseppe Conte e il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel quale il primo ha ottenuto la possibilità di modificare alcune parti della riforma senza grossi stravolgimenti. Il giorno seguente il M5S ha però presentato circa 900 emendamenti al disegno di legge, a fine luglio il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia sulla riforma per evitare l’ostruzionismo dei partiti. Infine i partiti hanno raggiunto un accordo, nonostante le divergenze.

La legge 27 settembre 2021, n.134, approvata in via definitiva al Senato lo scorso 23 settembre, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Il testo si compone di due articoli: il primo contiene le deleghe al Governo.

Le deleghe dovranno essere esercitate entro un anno con decreto legislativo e permetteranno di modificare la struttura del processo penale.

Il secondo contiene novelle precettive al codice di procedura penale e al codice penale.

Dallo scorso 20 ottobre, invece, in Commissione Giustizia della Camera si esamina il ddl che riformerà la giustizia civile e che ha già ricevuto l’ok dal Senato

Procediamo ora all’analisi della legge delega analizzando i vari punti della riforma.

– Processo Penale Telematico

La digitalizzazione del diritto è certamente una delle frontiere della legislazione moderna, un obiettivo il cui completo e definitivo raggiungimento permetterebbe semplificazioni e riduzioni di tempi divenuti sempre più importanti quanto stringenti per chi svolge attività forense.

Già dal 15 dicembre 2014, la digitalizzazione ha fatto il suo primo ingresso anche nel settore penale, in particolar modo nell’ambito delle notificazioni.

A partire da quella data, infatti, la posta elettronica certificata è l’unico mezzo con il quale è possibile provvedere a effettuare le notificazioni a persona diversa dall’imputato per i tribunali e le corti d’appello. Altri passi in questa direzione sono rappresentati dall’informatizzazione dei registri di cancelleria, realizzata con la creazione del SICP – Sistema Informativo della Cognizione Penale – e la previsione del deposito esclusivamente in via telematica, di determinati atti quali le istanze di opposizione all’archiviazione, le denunce, le querele e le relativa procure speciali, le nomine del difensore e le rinunce o le revoche del mandato.

Sicuramente innovativo e semplificativo a riguardo, è il d.d.l. n. 2353 approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 23 settembre (Riforma Cartabia).

Nello specifico, la delega contenuta nell’art. 1, comma 5, lett. a) del disegno di legge in esame è volta a prevedere che atti e documenti processuali possano essere formati e conservati in modalità digitale, “in modo che ne siano garantite l’autenticità, l’integrità, la leggibilità, la reperibilità e, ove previsto dalla legge, la segretezza”.

Per quanto riguarda la formazione di “atti”, invece, il richiamo pare riguardare sia agli atti di parte, come memorie e istanze, sia agli atti del giudicante.

Sul piano semantico, in ogni caso, l’adozione del verbo “possono” lascia intuire che si tratti di una modalità di formazione e conservazione degli atti che va ad affiancarsi a quella tradizionale attualmente operativa e non la sostituisce. 

La riforma Cartabia anche sul piano del deposito degli atti e documenti, prevede che questi unitamente alle comunicazioni e notificazioni, avvengano con modalità telematiche in ogni stato e grado del procedimento. Tuttavia, il disegno di legge contiene una clausola di riserva in quanto prevede che, per gli atti che le parti compiono personalmente, il deposito possa avvenire anche con modalità non telematica. Potrebbe trattarsi, ad esempio, delle memorie ex art. 415 bis c.p.p. presentate dall’indagato, ma anche le memorie indicative dei mezzi di prova che la persona offesa può presentare in ogni stato e grado del procedimento ai sensi dell’art. 90 c.p.p.- 

Principi in materia di notificazioni

Per ciò che concerne le notificazioni all’imputato, che rivestono un’importanza fondamentale nell’impianto del nuovo processo penale, in ossequio al modello sovranazionale del due process, possono essere così sintetizzate:

 L’imputato non detenuto o internato dovrà indicare, nel corso del primo contatto con l’autorità che procede nei suoi confronti, i recapiti telefonici e telematici di cui dispone.

 Disporre che le notifiche successive a quella di citazione in giudizio dell’imputato, vengano effettuate presso il difensore, salvo deroghe particolari, in grado di garantire però all’imputato l’effettiva conoscenza dell’atto.

 Prevedere che il primo atto notificato all’imputato contenga l’avviso che le notificazioni successive e diverse da quella con cui l’imputato verrà citato in giudizio saranno effettuate al difensore, con l’onere a carico dell’imputato d’indicare al difensore un recapito, anche telematico o telefonico, in cui ricevere le comunicazioni, informandolo di eventuali cambiamenti;

 Disporre che l’omessa o ritardata comunicazione del difensore all’imputato non rappresenti un inadempimento del proprio mandato;

 Prevede infine che, in caso d’impugnazione proposta dall’imputato o nel suo interesse, la notificazione dell’atto di citazione a giudizio sia effettuata presso il domicilio dichiarato o eletto con l’atto d’impugnazione.-

 Processo in assenza dell’imputato

Bisogna precisare che in caso di processo in assenza, l’imputato viene citato tempestivamente a mani proprie o con modalità che gli garantiscano la conoscenza della data e del luogo del processo e che la decisione potrà essere presa anche se lui è assente. Se il giudice poi reputa provata la conoscenza del processo da parte dell’imputato, lo stesso può procedere in sua assenza.

Il giudice è tenuto a verificare all’udienza preliminare o alla prima fissata per il giudizio la rinuncia a comparire o la conoscenza dell’atto introduttivo o la sussistenza delle condizioni viste sopra per proseguire il giudizio in assenza dell’imputato.

Se però il giudice rileva che non sussistono le condizioni per procedere in assenza dell’imputato allora deve pronunciare sentenza inappellabile di non doversi procedere e fare in modo che tale decisione venga comunicata all’interessato. Una volta rintracciata la persona ne deve essere data notizia tempestiva all’autorità che in questo modo procede alla revoca della sentenza di non doversi procedere e fissa una nuova udienza. In questo caso, nel processo di primo grado la prescrizione non corre nel periodo compreso fra la sentenza di non doversi procedere e il momento in cui l’interessato viene trovato.

 Videoregistrazione e collegamento a distanza

Con riferimento alle videoregistrazioni e collegamento a distanza (art. 2 quater), si delega il Governo a prevedere la possibilità della registrazione audiovisiva o dell’audioregistrazione per documentare l’interrogatorio o l’assunzione di informazioni, ovvero la testimonianza. Si delega inoltre il Governo a individuare i casi in cui, con il consenso delle parti, la partecipazione all’atto del procedimento o all’udienza possa avvenire a distanza o da remoto.

Indagini preliminari e processo penale

Particolarmente significativa è la disciplina delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare (art. 3). A tal proposito, sono stabiliti i seguenti criteri innovativi rispetto alla disciplina previgente:

a) regola di giudizio per l’archiviazione. Il P.M. deve chiedere l’archiviazione quando gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non consentono una ragionevole previsione di condanna. Si tratta di un principio già presente nel sistema penale che però viene esplicitato meglio;

b) termini di durata delle indagini. Tali termini vengono rimodulati: 6 mesi per le contravvenzioni, un anno per i delitti, un anno e mezzo per alcuni gravi delitti (art. 407, co. 2 c.p.p.). E’ prevista la possibilità di una proroga di sei mesi, ma solo se giustificata dalla complessità delle indagini. In caso di superamento del termine massimo di durata delle indagini si prevede che il PM debba effettuare una discovery degli atti d’indagine, che vengono a conoscenza dell’indagato e della persona offesa, le quali possano chiedere al GIP di intervenire per indurre il PM a chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale. Si introduce così un inedito quanto efficace controllo giurisdizionale sulla stasi del procedimento in fase d’indagine;

c) criteri di priorità. Si stabilisce che gli uffici del Pubblico Ministero, per garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale, individuino criteri di priorità trasparenti e predeterminati, al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre;

d) retrodatazione dell’iscrizione della notizia di reato. A tal riguardo, si prevede che il giudice, su richiesta motivata dell’interessato, accerti la tempestività dell’iscrizione nell’apposito registro della notizia di reato e del nome della persona alla quale lo stesso è attribuito e la retrodati nel caso di ingiustificato ed inequivocabile ritardo.- Udienza preliminare

Si limita la previsione dell’udienza preliminare a reati di particolare gravità e, parallelamente, si estendono le ipotesi di citazione diretta a giudizio. Il giudice dovrà pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentano una ragionevole previsione di condanna.

Iscrizione della notizia di reato

In linea con il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, si prevede che la mera iscrizione del nominativo della persona nel registro delle notizie di reato non possa determinare effetti pregiudizievoli sul piano civile e amministrativo.- Procedimenti speciali

Sul patteggiamento si prevede che, quando la pena detentiva da applicare supera i due anni (cosiddetto patteggiamento allargato/ maius), l’accordo tra imputato e pubblico ministero possa estendersi alle pene accessorie e alla loro durata, nonché alla confisca facoltativa e alla determinazione del suo oggetto e ammontare. Quanto al giudizio abbreviato si prevede che la pena inflitta sia ulteriormente ridotta di un sesto, nel caso di mancata proposizione di impugnazione da parte dell’imputato. 

– Giudizio

Per quanto riguarda la fase dibattimentale, la L. 134/2021, all’art. 1 co. 11, dispone alcune interessanti modifiche. In particolare, viene stabiliti che il Governo dovrà provvedere a modificare il codice di procedura penale con riferimento alla calendarizzazione delle udienze, alle richieste di prova e alla riassunzione delle prove dopo la modifica del giudice. Per quanto riguarda la calendarizzazione, è previsto che, qualora il dibattimento non si esaurisca in un’unica udienza, il giudice dovrà comunicare il calendario delle successive udienze (con chiaro intento acceleratorio). Con riferimento alle richieste di prova, è previsto che le parti illustreranno le loro richieste di prove nei limiti strettamente necessari alla verifica dell’ammissibilità delle stesse. Da ultimo, è previsto che, nel caso di mutamento del giudice, quest’ultimo procederà alla riassunzione della prova dichiarativa; ma, nel caso di videoregistrazione della stessa prova, procederà alla riassunzione solo qualora lo ritenga necessario.

Udienza filtro davanti al tribunale in composizione monocratica

Per quanto riguarda la procedura disciplinata dal Libro VIII del codice di procedura penale (Procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica), l’art. 1 co. 12 della L. 134/2021 prevede che, con riferimento al procedimento di cui all’articolo 550 c.p.c (citazione diretta), venga introdotta un’udienza predibattimentale dinanzi ad un giudice diverso da quello davanti al quale dovrà celebrarsi il dibattimento.

Impugnazioni

Con riferimento all’appello, al ricorso per Cassazione e alle impugnazioni speciali, l’articolo 1 co. 13 comporta alcune modifiche rilevanti per la materia delle impugnazioni. Vengono previsti, in primis, alcuni casi di inappellabilità: sentenza di non luogo a procedere e sentenza di proscioglimento relative a reati puniti solo con pena pecuniaria o pena alternativa, sentenza di condanna a pena sostituita con il lavoro di pubblica utilità. Viene prevista inoltre la celebrazione dell’appello con rito camerale, salvo che l’appellante o, in ogni caso, l’imputato o il suo difensore richiedano di partecipare all’udienza; la trattazione dei ricorsi davanti alla Corte di Cassazione con contraddittorio scritto senza l’intervento dei difensori, salvo il caso in cui vi sia richiesta delle parti di discussione orale in pubblica udienza o in camera di consiglio partecipata.   La punta di diamante della riforma, però, è la previsione di un nuovo mezzo di impugnazione straordinaria (articolo 1 co. 13 lett. o) al fine di dare esecuzione alla sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo, in un intervento di armonizzazione tra ordinamento nazionale e comunitario.

 Amministrazione dei beni in sequestro ed esecuzione della confisca 

L’articolo 1 co. 14 della L. 134/2021 prevede che l’esecuzione della confisca per equivalente, quando non ha ad oggetto beni sottoposti a sequestro, deve avvenire con la modalità dell’esecuzione delle pene pecuniarie e che la vendita dei beni confiscati avvenga con le forme del codice di procedura civile per la vendita e assegnazione dei beni nell’esecuzione forzata. Per quanto riguarda, invece, l’amministrazione dei beni in sequestro è previsto che sia disciplinata in conformità alle previsioni dell’articolo 104-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale.

– Pene pecuniarie

La riforma prevede inoltre: una maggiore razionalizzazione e semplificazione dell’esecuzione delle pene pecuniarie; una revisione dei meccanismi e delle procedure di conversione delle pene pecuniarie in caso di mancato pagamento per insolvenza o insolvibilità del condannato; procedure amministrative efficaci che possano assicurare l’effettiva riscossione della pena pecuniaria o la sua conversione.

 Esclusione della pena per particolare tenuità del fatto

In una prospettiva deflattiva si inseriscono le modifiche con riferimento alla esclusione della pena per particolare tenuità del fatto. Viene modificata l’entità della pena in riferimento al quale si applica l’istituto: al posto della pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni viene previsto che l’esclusione possa essere applicata per pene detentive non superiori nel minimo a 2 anni, sola o congiunta con pena pecuniaria. La modifica più importante riguarda il dare rilievo anche alla condotta susseguente al reato ai fini della valutazione del carattere della particolare tenuità dell’offesa.- Sospensione con messa alla prova

L’istituto introdotto con L. 67/2014 subirà a seguito della riforma due importanti modifiche. La prima si riferisce essenzialmente all’estensione dell’istituto ad ulteriori reati (rispetto a quelli previsti dall’articolo 550 co. 2), che si prestino a percorsi risocializzanti o riparatori, da parte dell’autore, compatibili con l’istituto. La seconda modifica si riferisce al fatto che la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato potrà essere avanzata anche dal pubblico ministero.

 Pene sostitutive delle pene brevi

Con riferimento alle sanzioni sostitutive delle pene brevi, la riforma sancisce la definitiva abolizione della semidetenzione e della libertà controllata. Le pene sostitutive risultanti, quindi, da questo lavoro saranno: la semilibertà, la detenzione domiciliare, il lavoro di pubblica utilità, la pena pecuniaria. Le modifiche si inseriscono in un ampio filone riformativo che ha come scopo quello di abbassare la popolazione carceraria ed evitarne quindi il sovraffollamento (problema per cui l’Italia è stata più volte sanzionata dall’Unione Europea nel recente passato). Le pene sostitutive potranno essere applicate dal giudice solo qualora quest’ultimo ritenga che possano contribuire alla rieducazione del condannato e assicurino, anche attraverso opportune prescrizioni, la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. Vengono assicurati al giudice particolari poteri nella decisione di quale misura sostitutiva applicare. Verranno inoltre ridisegnate le condizioni soggettive per la sostituzione del pene brevi, prevedendo, tra l’altro, che le disposizioni relative alla sospensione con messa alla prova non si applicano. Importanza fondamentale ricopre il fatto che le sanzioni sostitutive saranno applicate direttamente dal giudice dell’esecuzione, sgravando quindi il carico di lavoro dei giudici dell’esecuzione.- Giustizia riparativa

Il parlamento, attraverso la legge delega, ha demandato al governo anche la definizione oltre che la disciplina organicadella “giustizia riparativa”. 

Guardando alla direttiva 2012/19/UE (il perno attorno al quale verrà riformato l’istituto) è dall’art. 2 che possiamo ricavarne una definizione: “ (per giustizia riparativa deve intendersi…) qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentano liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale”.

Un istituto ideato, quindi, per evitare i traumi e le lungaggini che il procedimento penale necessariamente comporta. 

Esso dovrà consistere in modalità di risoluzione del conflitto che evitino la sentenza e mirino alla pacificazione delle parti attraverso un iter guidato da un terzo imparziale; iter che abbia l’obiettivo di far sedere consensualmente i soggetti coinvolti attorno ad un tavolo e farli partecipare attivamente alla risoluzione delle conseguenze derivanti dal reato.

L’accesso a tale meccanismo dovrà essere garantito in ogni stato e grado del processo e dell’esecuzione della pena, previo consenso informato (ritrattabile) delle parti; a patto che il giudice ne ravvisi l’utilità (art 1 co 18 lett.c L.134/2021).

La spinta comunitaria ed internazionale sul tema è forte e questo decreto delegato porta all’accelerazione di un percorso già avviato con l’introduzione della mediazione nel processo penale minorile nel 1988 e con la possibilità per il giudice di pace di promuovere la conciliazione per alcuni reati meno gravi (a querela di parte) dal 2000.- 

Disciplina sanzionatoria delle contravvenzioni

Per le contravvenzioni, ovvero reati minori puniti con arresto ed ammenda, si prevede, come causa d’estinzione, l’adempimento alla prescrizioni dell’autorità ed il pagamento di una somma di denaro. 

Causa d’estinzione destinata ad operare già nella fase delle indagini preliminari col fine di evitare l’avvio del processo e ridurre il numero di procedimenti.-

 Perquisizioni

Data la mancanza di uno strumento di opposizione ai decreti di perquisizione (emanati dal giudice delle indagini preliminari) non seguiti da provvedimenti di sequestro, il legislatore ha incaricato il governo di disegnare uno strumento che permetta tale controllo giurisdizionale di legittimità, garantendo i soggetti lesi.

– Diritto all’oblio

Anche grazie alla spinta europea, il parlamento italiano ha delegato al governo anche un rafforzamento del diritto all’oblio. 

A causa di una sempre maggiore pervasività tra web e vita, diviene prioritario per il legislatore il “diritto ad essere dimenticati”.

Con questa riforma, i soggetti che siano stati indagati o imputati in vicende giudiziarie cessate, però, con pronuncia di assoluzione o di non luogo a procedere o archiviazione, avranno la possibilità di richiedere la cancellazione dal web di contenuti che possano continuare a lederli (deindicizzazione).- Compiuta identificazione dell’indagato e dell’imputato

La delega, poi, richiede anche un perfezionamento dei meccanismi di identificazione degli apolidi, dei soggetti di cui è ignota la nazionalità e dei cittadini Ue ed extracomunitari non provvisti di codice fiscale. Attraverso la creazione di un codice univoco identificativo della persona, da specificare nei provvedimenti e negli atti della pubblica amministrazione, il riconoscimento dovrebbe essere più agevole.

Vittime di reato

La legge delega prevede di estendere anche ai casi di delitti commessi in forma tentata (es. tentato omicidio o tentata violenza sessuale) la disciplina contenuta nella legge 69/2019 denominata “Codice Rosso”, normativa che aveva  inasprito le sanzioni ed accelerato la reazione statale nei soli casi di violenza di genere e domestica.

– Garanzie dei detenuti

Anche per i detenuti o gli imputati in stato d’arresto si appresta una nuova garanzia. Modificando l’art.123 c.p.p. si va ad estendere l’obbligo per l’ufficiale giudiziario, che riceva richieste o dichiarazioni dal reo, di comunicare queste ultime non solo all’autorità competente ma anche all’avvocato difensore.-

 Procedibilità

La legge delega indica anche modifiche sulle condizioni per cui un processo possa o meno aver luogo.

Nello specifico, si prevede la querela di parte per alcune ipotesi di reato come condizione di procedibilità (per querela di parte s’intende l’atto, proveniente dalla vittima del reato, con cui si manifesta allo Stato la volontà di ottenere una punizione del reo attraverso il processo).

Si circoscrive questa possibilità a tutti i casi di lesioni personali derivanti da incidenti stradali (le lesioni gravi o gravissime prima erano perseguibili d’ufficio) e per alcuni specifici reati contro la persona ed il patrimonio (come ad esempio il furto in un supermercato).

Questa novella trova la sua giustificazione non solo nell’esigenza di sfoltire i processi ma anche su un dato fattuale: le parti lese, spessissimo, non sono interessate alla punizione del responsabile in sede processuale, proprio perché trovano già soddisfazione con il risarcimento della compagnia assicurativa.- Prescrizione

In linea di tendenziale continuità con la L. 3/2019 (cd. Spazzacorrotti) vengono confermate le disposizioni che prevedono l’arresto del decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di proscioglimento. L’articolo 2 della L. 134/2021, in questione, introduce (facendovi confluire la disciplina dell’arresto della prescrizione) un nuovo articolo 161-bis al codice penale, rubricato “Cessazione del corso della prescrizione”. Il nuovo articolo prevede che il corso della prescrizione del reato cessa definitivamente con la sentenza di primo grado. Nel caso di annullamento che comporti la regressione del processo al primo grado o ad una fase anteriore, la prescrizione riprende il suo corso dalla data della pronunzia definitiva di annullamento. Una novità è data dalla esclusione dello stesso effetto con riferimento al decreto penale di condanna, essendo quest’ultimo un provvedimento emesso fuori dal contraddittorio tra le parti. Quindi il decreto penale di condanna viene reinserito tra gli atti interruttivi della prescrizione del reato. La riforma affianca, inoltre, a questo meccanismo prescrittivo sostanziale del reato, una nuova prescrizione, tutta processuale, che viene denominata “improcedibilità dell’azione penale”.

Improcedibilità

La riforma, infine, intende modificare il codice di rito anche attraverso l’introduzione di una nuova causa di improcedibilità che cerca di assicurare tempi certi e ragionevoli ai giudizi di impugnazione. 

Il nuovo articolo 344 bis del codice di procedura penale prevede che dal 2025 il giudizio d’appello (secondo grado) dovrà definirsi in 2 anni mentre il giudizio in Cassazione (terzo grado) dovrà giungere a sentenza in 1 anno.

Fino al 2024, invece, vi è una norma transitoria utile a coadiuvare l’obiettivo, che fissa i termini a tre anni per l’appello e un anno e mezzo per il giudizio in Cassazione.

Se questi termini non saranno rispettati, il giudice dovrà dichiarare l’improcedibilità per il superamento dei termini di durata massima del procedimento penale.

Nonostante l’esclusione di tale condizione nei casi di reati puniti con l’ergastolo (es.: omicidio, reati di mafia, terrorismo) ed una folta previsione di proroghe per casi specifici, il nuovo articolo ha destato non poche critiche. 

I dubbi sull’effettiva capacità delle corti di rispettare tali termini e sulla necessità di  evitare dichiarazioni di improcedibilità a pioggia, non sono così infondati. 

Ma è pur vero che guardare al 344 bis isolandolo dal pluritentacolare approccio della riforma e decontestualizzandolo dalla babele processuale italiana è sintomo di derealizzazione.

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