Uomini che odiano le donne: il titolo di un romanzo o un’amara verità?

Alzi la mano chi non ha mai sentito commenti, battute, chi non ha mai percepito occhiate, chi non è mai capitata o sentito parlare di forum o gruppi, WhatsApp o Telegram, in cui uomini, o presunti tali, piccoli e meschini, sfogano la loro frustrazione o rabbia contro l’universo femminile. Vi chiederete: esistono davvero? La risposta ce la fornisce questa ragazza, Melissa, che attraverso il sito “https://vdnews.tv/”, sviluppa in maniera molto approfondita la tematica del cosiddetto “Incel”, o “involutary celibates”. Andiamo per gradi: di cosa parliamo per l’esattezza? <<Un incel è un membro di una categoria, composta prevalentemente da uomini eterosessuali, che afferma di non riuscire a trovare un partner sentimentale e/o sessuale, nonostante ne desideri uno, in quanto rifiutato perché non attraente. Il neologismo inglese incel è un portmanteau di involuntary celibate, traducibile in italiano come «celibe involontario>> (fonte: wikipedia.org). Fin qui tutto chiaro: ma allora, è lecito chiedersi, perché fa discutere? Secondo la teoria della pillola rossa, o “redpill” che dir si voglia, termine preso in prestito dalla nota saga “Matrix, le relazioni sociali uomo-donna sono fortemente sbilanciate a favore del sesso femminile, più selettivo nei rapporti e dotato di un potere sessuale superiore rispetto a quello maschile, il che permetterebbe <<di ottenere tutta una serie di benefici in società che vanno ben oltre la facilità di trovare un partner sessuale di livello superiore al proprio>>, per usare le parole della giovane scrittrice: insomma,secondo queste testoline ben pensanti, sarebbe in atto una vera e propria dittatura delle donne, colpevoli, fra l’altro, di lasciare agli uomini solo il desiderio sessuale, senza concludere nulla, a causa delle “perverse”, elevate, pretese, basate sulla legge “LMS”,“look, money, status”, ovvero “aspetto, denaro e status”, i tre fattori più importanti per attrarre una ragazza, che chiaramente questi non riuscirebbero, se anche fosse loro possibile, a soddisfare. Ci dice Melissa:<< Dopo una lunga ricerca sul web, tra blog di mra, sigla che sta per men’s rights activists, cioè attivisti per i diritti maschili, e di redpiller, approdo su Il forum degli incel. Do una lettura al manifesto, in cui si fa professione di redpill e decido che è arrivato il momento di buttare giù la pillola rossa. Mi registro con relativa facilità: d’altronde, a esclusione delle aree private, il forum è pubblico. Mi presento come uomo e invento di aver tentato di spingermi oltre con una mia amica ubriaca che poi si è ribellata alle mie attenzioni mettendosi a urlare […]. Una storia che altrove sarebbe stata etichettata come tentato abuso sessuale. L’accoglienza che ricevo, però, è di solidarietà. I messaggi che ricevo sono di benvenuto“purtroppo le bestie vagino-munite sono pronte a rovinarti la vita in ogni momento”, “penso sia un’ipocrita profumiera”. Commenti che odorano di frustrazione e violenza repressa>>, e continua <<La mia permanenza sul forum degli incel si fa dura, tra post apertamente misogini e antifemministi. Ma non tutti gli incel sono violenti. Riesco a contattare uno di loro che mi racconta la sua versione dei fatti. D. mi dice che la morfologia di tutto il movimento è cambiata nel corso del tempo. “Tutto è degenerato e l’ambiente è stato politicizzato. Ho visto utenti affermare che le donne provano piacere nello stupro, deviando dei report scientifici”. “Ho subito violenze e umiliazioni da parte delle donne e sapere che non verrò preso sul serio per colpa di questi imbecilli è frustrante. Hanno sporcato le argomentazioni sui diritti degli uomini”. Da gruppo di supporto per ragazzi brutti si è quindi trasformato in un centro marketing dell’odio. Tanto che c’è chi guarda al mondo islamico integralista come a un esempio da seguire>>. La vicenda della giovane si protrae a lungo su queste pagine, addirittura arrivando a contattare l’amministratore del gruppo, in cui si era aggiunta, al solo scopo di capire, indagare, investigare sulla vicenda: non nasconde che si palesi una concreta ed esplicita ipocrisia, un perbenismo tutto maschile, da bar, dacolpi sulla spalla e strette di mano, ma soprattutto, e questo fa abbastanza orrore, un’istigazione alla violenza e, non meno rilevante, un’apologia allo stupro, in ogni sua forma. Ci si interroga ancora una volta: perché? Cosa procura tanto astio, tanto accanimento nei confronti dell’altro sesso? Pensare che oggi non ci siano più valori, più certezze, (non che prima ce ne fossero di più, ma quanto meno qualcosa a cui aggrapparsi), riflettere sul fatto che siano sempre maggiori i femminicidi, le ripercussioni, fisiche o morali, gli abusi, i torti, le molestie. All’apparenza, incartando un discorso di questo genere, è quanto di più facile scadere nel “politicamente corretto”, e nella facile retorica, però è doloroso, davvero, dover ascoltare, ancora una volta, di nuovo, quotidianamente, tutto questo; dover assistere a questi atteggiamenti squallidi, chiedendosi: “È questo il mondo che vogliamo lasciare a chi ci seguirà? A chi dovrà apprendere dalla nostra eredità, dal nostro passato e farne tesoro, prodigandosi ad abbattere il muro dell’odio e dell’ignoranza? Di questo passo facciamo solo male: regrediamo e proponiamo nuovamente una forma mentis che tanti scrittori, letterati, artisti, musicisti, etc., hanno cercato di marginare, creando un pensiero pulito, libero, profondo; non facciamo altro che proporre una concezione medievalista e misogina, in cui le donne vengano solo considerate come schiave, serve di una società che le usi al solo fine di riprodursi, vittime del modello maschilista. È davvero questo il mondo che con fatica abbiamo cercato di innovare nelle abitazioni, nella meccanica, ma non nel pensiero? Le nostre, vostre figlie dovranno davvero essere dominate, esattamente come una dittatura con i suoi consociati? 

di Livia Esposito

0
La non esistenza dell’omogenitorialità nell’ordinamento italiano. Referendum eutanasia legale.

Nessun commento

No comments yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *