Raccolte le 500.000 firme necessarie per il referendum sulla cannabis.

Nelle scorse settimane sono state raccolte le 500.000 firme necessarie per indire la consultazione popolare sul tema della legalizzazione della Cannabis.
La partecipazione dei cittadini è stata tanto immediata quanto inaspettata, grazie anche alla possibilità di firmare in digitale attraverso lo Spid.

Si tratta di un tema che sicuramente divide l’opinione pubblica. Ma prima di analizzare tale aspetto è opportuno illustrare, per dovere di informazione, quali sono i punti chiave del quesito referendario:
Con esso si propone di intervenire sul Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope (d. P. R. 309/1990) :
-“depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza* intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1, e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4.”
“Sul piano amministrativo, infine, il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa, intervenendo sull’art. 75, comma 1, lettera a).
*ciò non significa legalizzare tutte le droghe: la modifica, eliminando la parola “coltiva” , depenalizza la coltivazione di tutte le sostanze stupefacenti. Ma le fattispecie di produzione, fabbricazione e detenzione illecita rimangono e possono essere applicate anche al coltivatore che produce ai fini di spaccio.
(Fonte www.referendumcannabis.it)

In breve, si depenalizza la coltivazione in casa (solo ad uso personale) diminuiscono le sanzioni per le condotte illecite di minore importanza. Inoltre verrebbe eliminata la sospensione e il ritiro della patente di guida per chi coltiva la cannabis (ma,si badi bene, non per chi si mette alla guida sotto effetto di tali sostanze).

Da un lato abbiamo coloro che si oppongono a tale cambiamento , sostenendo sostanzialmente che tale riforma rappresenterebbe un’ incentivo, da parte dello Stato, all’utilizzo di tali sostanze e che non sia un rimedio realmente efficace nella lotta alla criminalità organizzata, poiché quest’ultima potrebbe comunque trovare strade alternative e focalizzare il proprio mercato su altri tipi di sostanze.

Dall’altro lato, abbiamo invece coloro che sostengono tale iniziativa sulla base di diverse argomentazioni:
Innanzitutto consentirebbe comunque di sottrarre una fetta abbondante del traffico di stupefacenti alle associazioni a delinquere e, al contempo, permetterebbe allo Stato di ricavare introiti in termini di imposte ( secondo vari studi , si stimano circa vari miliardi di euro l’anno) .
Inoltre non ci sono dati empirici in grado di dimostrare che la depenalizzazione della cannabis induca i non consumatori ad iniziare ex novo l’utilizzo di tali sostanze.
Infine si avrebbero conseguenze significative anche sull’intasamento dei processi e sul sovraffollamento delle carceri: “il 24% dei detenuti è in carcere per consumo o spaccio di piccole dosi di droga e solo il 9% si trova in carcere per crimini gravi connessi al traffico di droga” .
(fonte: Will_ita)

Vi è però da notare come tale iniziativa già incontri diversi ostacoli e rischi quindi di fallire : Innanzitutto è molto raro che leggi di iniziativa parlamentare riescano a concludere l’iter nei due rami del Parlamento e quindi vengano poi approvate. Inoltre, inizialmente, il termine previsto per inviare i certificati elettorali necessari per validare le firme era fissato al 30 settembre ma ben 1400 comuni avevano comunicato che non sarebbero riusciti a rispettarlo, per cui il Governo è dovuto intervenire d’urgenza differendo la data al 31 ottobre.

Al di là delle opinioni personali sul tema, è un dato oggettivo che il Testo Unico, ormai risalente a più di 30 anni fa , richieda un aggiornamento ed adeguamento alle diverse esigenze della mutata realtà sociale, così da poter dare una risposta più efficace e rapida, anche dal punto di vista processuale e sanzionatorio.

Mariavittoria Volpe

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