Calcio femminile italiano: un “sudato” professionismo.

Articolo di Chiara dell’Estate

Ci siamo. A partire dalla stagione 2022/2023 il calcio delle donne entrerà nel professionismo. Si scrive la storia: è il primo sport italiano femminile a raggiungere questo traguardo. Le calciatrici abbandoneranno le vesti di dilettanti per abbracciare un mondo ben più ricco di tutele professionali e sanitarie. Insomma, il calcio non sarà considerato poco più che un hobby. E possiamo dire, mai come stavolta, che il risultato è stato sudato e conquistato “sul campo”!
Una massima serie sempre più competitiva e un mondiale che ha fatto appassionare milioni di italiani sono stati i perfetti ingredienti.
Ma cosa vuol dire nei fatti “essere professioniste” e cosa cambierà per queste giovani donne?
Ad oggi i rapporti fra calciatrici e società sportive non sono regolati da contratti di lavoro, ma da “semplici” accordi economici. Ciò ha una serie di risvolti legali. In primis, alle calciatrici è preclusa la possibilità di accedere alla pensione statale, poiché non hanno un rapporto di lavoro subordinato. In secondo luogo, possono ottenere soltanto uno scarno rimborso spese o al più, se raggiungono un accordo triennale, un rimborso forfettario esiguo. Ciliegina sulla torta, nessuna tutela in caso di maternità. Tutto ciò è destinato a cambiare. Professionismo vuol dire regolari contratti: le atlete sono dipendenti delle società sportive, tenute ovviamente a versare contributi e garantire un’assicurazione sanitaria ad personam. A cornice, la stipula di un contratto collettivo di lavoro. Un’evoluzione non da poco.
… E le società cosa ci guadagnano?
Per le società sportive il passaggio ha un impatto non indifferente, con un aumento dei costi che può raggiungere il 58%. Ci sono però anche grossi vantaggi. Fra i più rilevanti, quello per cui sarà scongiurata la possibilità di perdere a zero le giocatrici, finora libere di volare all’estero, in applicazione della normativa sulla libera circolazione dei lavoratori, su cui nulla può l’ordinamento sportivo interno.
Il percorso è ancora lungo e ogni obiettivo non è una destinazione, ma il peso specifico di questo cambiamento è evidente. Un tassello in più nel grande puzzle della parità di genere e della civiltà.

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