Il caso del piccolo Eitan, sequestro di minore: cosa succede e come si muove la legge


Articolo di Livia Esposito

A pochi mesi della terribile strage della funivia in cui tutte le persone a bordo persero la vita, la vicenda si riapre intorno all’unico sopravvissuto: il piccolo Eitan, che nell’ultimo periodo, dopo essere stato assegnato agli zii paterni, è stato rapito dal nonno materno e portato in Israele. Nel caso specifico, ai familiari, israeliani residenti in Italia, il bambino era stato affidato dopo aver perso i genitori (della medeazionalità, stanziati anch’essi in Italia) nell’incidente del Mottarone. Attraverso quanto detto, si apre una parentesi ancora più grande: sì perché sono comuni i casi di figli portati all’estero da uno dei genitori senza consenso dell’altro, o comunque di bambini strappati da un territorio e trasferiti chissà dove. Il problema esplode di solito dopo la fine di un matrimonio misto, cioè dove madre e padre hanno nazionalità differenti, e può verificarsi tra gli stessi genitori, o tra i parenti più vicini, come in questo caso i nonni. Risolvere questi casi è estremamente difficile: le leggi ci sono, ma il problema è sempre farle applicare; ed è ancora più complicato quando il paese in cui viene portato il minore non ha sottoscritto una convenzione con l’Italia. Ci vuole, quindi, un ordine di rimpatrio. <> spiega l’avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore di Family Legal, specializzato nel diritto di famiglia (fonte: intervista rilasciata dallo stesso al giornale donnamoderna.it). Ma analizziamo i dati a nostra disposizione: il piccolo viveva a Pavia insieme alla zia paterna, a cui era stato affidato temporaneamente dopo la morte dei genitori nella tragedia del Mottarone, il 23 maggio 2021. In un sabato di settembre aveva ricevuto la visita del nonno materno, Shmuel Peleg, che però non l’aveva più riportato a casa, dirigendosi in auto verso Lugano, in Svizzera, per poi, successivamente, imbarcarsi su un volo privato alla volta di Tel Aviv, paese d’origine della famiglia; ma, così facendo, ha violando la Convenzione dell’Aja: <> chiarisce Puglisi. A ben vedere, come diceva il giurista, <> (fonte: donnamoderna.it). Nel caso specifico sottoposto occorrerà vedere se, come annunciato dai media israeliani, al parere favorevole sul rimpatrio di Eitan, da parte degli esperti del ministero degli Esteri e della Giustizia di Tel Aviv, seguirà un provvedimento in tempi brevi. Ma, come dicevamo prima, per moltissimi altri casi, le cose non sono così semplici: <> spiega l’esperto, e continua <>. Nello specifico, ciò a cui si riferisce il legale non è semplice: il padre della piccola Sara Ammar era partito verso il suo Paese d’origine, l’Egitto, con la figlia, rifiutandosi di riportarla in Italia. La bambina all’epoca, nel 2010, aveva 4 anni e risultava irreperibile; la madre, inoltre, si era recata in Egitto per cercarla. Solo dopo una battaglia legale e diplomatica durata cinque anni, Sara e la madre sono tornate in Italia. Tornando, invece, al nostro caso, uno dei nodi, che è emerso è quello del passaporto, detenuto dall’anziano uomo, proprio perché occorre inevitabilmente questo documento, firmato da entrambi i genitori, affinché un minore possa lasciare il Paese d’origine e, anche su questo punto è intervenuto Puglisi:<<È chiaro che per Eitan le cose sono diverse perché i genitori sono mancati e il passaporto era in mano al nonno materno, anche se esisteva un provvedimento di affido temporaneo alla zia paterna. Quando la donna ha sporto denuncia, però, era troppo tardi, perché il bambino era già oltre confine e le autorità non hanno potuto far nulla per fermarlo. Tra l’altro, il giudice aveva chiesto la riconsegna del passaporto da parte del nonno, che era stata disattesa. […]. Nella normalità dei casi, invece, non solo serve il passaporto firmato da entrambi i genitori, ma anche un’autorizzazione all’espatrio, di volta in volta, senza la quale nessuno dei famigliari può condurre un minore all’estero>> conclude. Quando si ha il lecito sospetto che uno dei due genitori possa allontanarsi senza autorizzazione, è giusto rivolgersi all’autorità giudiziaria: si può chiedere, infatti, che l’altro, della cui buona fede si dubita, sia espunto dal passaporto, e cioè che quel nome venga tolto dal documento, cosicché in sostituzione venga rilasciato un altro documento non valido per l’espatrio. Senza dilungarci troppo, però, occorre esaminare il problema delle tempistiche, sempre eccessivamente lunghe, e, mai come in questo caso, l’esperto non è da meno: <> conclude. L’analisi sulla questione dei bambini contesi sarebbe giustamente più estesa, ma è stato sufficiente in questa sede quanto meno limitarci sui punti chiave, soprattutto per comprenderne bene l’istituto e cosa esso esaurisca: sono situazioni drammatiche, terribili, sia a livello psicologico che umano, ma purtroppo accadono ed è necessario parlarne, non lasciare che passino in sordina, cosa che spesso accade.
di Livia Esposito

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