Metro duomo: Sorpresa archeologica… e ch’ sorpres’!

Articolo di Domenico Falco

“Scavare sotto Napoli significa avere belle sorprese…” se ci si fermasse qui saremmo davanti alla constatazione di un fatto notorio e splendido, bisogna però fare i conti anche con il prosieguo della frase, anch’esso notorio, “..purtroppo i lavori ne risentono”.
Queste sono le parole dell’ex Vicesindaco di Napoli Enrico Panini interrogato sui lavori della linea 1 della metro e specificamente sui lavori della fermata Duomo.
Inaugurato il cantiere nel Novembre del 2001, già in ritardo di 23 anni dalla stesura del piano, ce ne sono voluti altri 21 di anni per la consegna alla città della nuova stazione.
Finalmente, dal  6 Agosto, la stazione è aperta.
Il travaglio ventennale – complicato da ritrovamenti archeologici e insufficienza di fondi, kermesse (e querelle) politiche e storie di disagio urbano – ha generato una delle fermate più mirabolanti fra le “Stazioni dell’arte”.
Durante i lavori di scavo è emerso il Tempio dei giochi Isolimpici (complesso archeologico fra i più maestosi d’Europa e ricercato per secoli dagli esperti del settore) oggi rianimato da un volto nuovo grazie all’archistar Massimiliano Fuksas che ne ha fatto il fulcro attorno al quale il progetto artistico-architettonico della stazione è stato modificato e ridisegnato.
Passeggiando in piazza Nicola Amore si potranno ammirare direttamente i rinvenimenti archeologici attraverso una studiata cupola in vetro; si correrà ai treni accarezzando l’impronta romana (a sua volta ellenica) lasciata su Napoli; ci si inorgoglirà della bellezza che la città partenopea può ancora regalare. Arte ed urbanistica fuse a servizio dei cittadini. 
Ogni cosa, però, ha una sua dualità. Questa magnifica opera ed il suo tempo di realizzazione hanno comportato non pochi affanni ai negozianti delle vie circostanti spronati dalla promessa di trasporti che non hanno ancora saggiato. Fra rifiuti, transenne e clochard la perdita del 70% di fatturato ha stroncato alcuni degli esercizi commerciali delle vie attigue alla nuova stazione (circa 30 negli ultimi 3 anni).
Quella che fu una promessa di benessere, dopo venti anni di sacrifici, ha perso consistenza per chi ha scelto di investire lì. 
Sicuramente i ritardi burocratici, lo sforamento di budget (quasi un miliardo e mezzo in più per l’intera linea metro), lo scontro dialettico fra enti ed architetto – che a causa dello stravolgimento del progetto in fase d’opera aveva addirittura minacciato il ritiro della firma – sono sintomo di un’amministrazione non sempre eccellente, ma sono comunque concausa di un ritardo dovuto principalmente dalla “sorpresa archeologica”.
I numerosi ritrovamenti, infatti, hanno comportato reiteratamente obblighi di sospensione dei lavori per causa di forza maggiore. Sospensioni volte ad acquisire i pareri della Sovrintendenza ed i via libera del Ministero dei Beni Culturali al fine di salvaguardare il patrimonio dissotterrato e valorizzarlo il più possibile.
Il 6 Agosto è però arrivato, i nastri son stati tagliati, interviste e foto fatte… ma… per la cupola ed il museo bisognerà attendere fino al 2025. Altri 4 anni.
D’altronde: Chi bello vo’ parè, guai e pene adda’ patè. Un detto divinatorio.

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