SPOSA IL TUO STUPRATORE: un fenomeno dai toni medievalisti così tristemente diffuso in 20 paesi del XXI secolo.

Articolo di Livia Esposito

SPOSA IL TUO STUPRATORE: un fenomeno dai toni medievalisti così tristemente diffuso in 20 paesi del XXI secolo.
E se vi dicessero: <>. Sembra assurdo, vero? Eppure è quanto di più vero ci possa essere: le Nazioni Unite lo hanno definito “MARRY YOUR RAPIST LAW”. Titolo significativo che ben delinea quell’insieme di leggi che permette agli stupratori di evitare la condanna sposando le proprie vittime: in Turchia questo ennesimo gesto di “civiltà” e di “progresso” sta per essere presentato al Parlamento e punterà soprattutto sulla giovani donne di età inferiore ai 18 anni, favorendo e legittimando, come giustamente riportano le opposizioni e i movimenti femministi, il matrimonio minorile e lo stupro legale, aprendo, per di più anche la strada allo sfruttamento sessuale dei minori; una tale idiozia era già stata bloccata nel medesimo Paese nel 2016, eppure nulla si è fermato, anzi ha preso sempre più vigore. << Quella della violenza contro le donne è un’emergenza in Turchia, con il 38% delle donne turche che hanno subito violenza fisica o sessuale da un partner secondo le Nazioni Unite>>, queste le parole usate dal quotidiano “IL MESSAGERO” per farci capire quanto grave sia la situazione in quel paese e la necessaria spinta affinché qualcosa cambi, nel vero senso della parola. In Italia si chiamava “Matrimonio riparatore” e, in tal merito, c’era anche una legge che lo regolava, articolo 544 del codice Rocco, di matrice fascista: certo non riguardava per forza di cose una molestia, poiché in molte delle volte era presente anche la volontà stessa di concedersi ad un uomo, al proprio uomo di cui si era innamorati, ma alle donne comunque, volontà o meno, erano imposte le nozze, onde evitare l’etichetta del disonore, forse la più pesante di tutte da indossare. Il report di UNFPA analizza la capacità delle donne di decidere sul proprio corpo sotto ogni tipo di aspetto, dalla sfera sessuale alla capacità e desiderio di maternità: a tal proposito la dott.ssa Natalia Kanem, direttrice esecutiva dell’UN Population Fund ha definito le leggi di questi 20 paesi in questione “l’ennesimo mezzo per sottomettere le donne”; chiaramente la situazione non migliora, ma varia a seconda dello stato in cui ci si trovi: in Iraq, ad esempio, lo stupratore può sfuggire alla condanna nei suo confronti, ma essa può essere riattiva se sussiste il divorzio prima dei tre anni dalla celebrazione del matrimonio; in Russia e in Thailandia il matrimonio riparatore funziona solo se il colpevole ha minimo 18 anni di età e la sua vittima risulti avere minimo 16 anni, ma i risultato non cambia, poiché in ogni modo si assiste alla negazione, ancora una volta e sempre di più nei confronti della donna, di decidere della propria sorte:<< Si ha dunque una violazione dei diritti fondamentali della donna e delle giovani ragazze, che rinforza le diseguaglianze e perpetua le violenze legate alla discriminazione di genere>>, chiosa la dott.ssa Kanem. Sono esattamente quaranta gli anni che uniscono l’Italia che oggi parla di smartworking, connessione 5G, assistenti vocali, etc., dall’Italia che, solo nel 1981, abrogava finalmente l’articolo 544 del codice Rocco di retaggio fascista: ci sono voluti venti lunghissimi anni di discussione da quando Franca Viola aveva negato il suo consenso al matrimonio riparatore, diventando un’icona del movimento femminista italiano. Era il 26 Dicembre 1965 quando Filippo Melodia e dodici dei suoi amici irruppero in casa della giovane, sottoponendo la stessa a torture di ogni tipo: Franca, infatti, fu rapita, violentata, picchiata e segregata per quasi 10 giorni, il tempo necessario per la famiglia del giovane di contattare i famigliari della giovane e accordare il matrimonio; i Viola, dal canto loro, finsero di accettare e riuscirono a far cadere nella trappola, in accordo con la polizia a cui fu denunciato il fattaccio, i Melodia. Questo tipo di costume aveva radici ben più profonde, a partire dal libro Deuteronomio della Bibbia:<> (Fonte: libro DEUTERONOMIO, LA BIBBIA), ma la giovane, con il pieno appoggio della famiglia, rifiutò il nozze riparatrici e affermò che l’unica vergogna la deve provare chi commette questi atti ignobili, queste violenze orrende, non chi le subisca; chi, insomma, ne è vittima. Sull’esempio di Franca, molte altre giovani donne negli anni successivi rifiutarono la pratica del matrimonio riparatore, finché, come dicevamo prima, non si giunse al famoso 1981, anno che segnò la svolta su questo argomento. Ma molti sono ancora oggi i passi da compiere e tante sono ancora le Franca di cui sentiremo parlare, che definiranno un importante cambiamento di rotta nella lotta alla parità. <> (fonte: ilmessaggero.it), parole queste che meriterebbero pene severe, ma che sono l’esatto specchio in cui si riflette la società in questione. Ci stupiamo che al mondo, nel XXI secolo, ci sia ancora chi la pensi così, saremmo indignati, avremmo sicuramente la pelle d’oca, soprattutto ricordando anni, secoli di emancipazione femminile, lotta alla parità, corpi di donna sacrificati e che hanno permesso di poter urlare ancora di più con voce sicura: <>, anche perché, se ci pensiamo bene, in cosa concretamente differiamo? Nella natura anatomica? E poi, in cos’altro? Forse nella capacità di dare, in maniera autonoma, alla luce una nuova vita e, spesse volte, nell’abilità di crescere il nuovo essere umano da sole, pensando a come dargli da mangiare, da vestire, un tetto sopra la testa, un cuscino su cui riposarsi? A conti fatti, stando così le cose, dovremmo dunque avere una spanna e mezzo in più, rispetto al genere maschile, eppure permettiamo ancora loro di comandarci e ordinarci come fossimo delle loro proprietà. A chiusura di ciò viene in mente un’unica frase, di un vecchio saggio, che adattata al contesto fa più o meno così:<>, e non lasciatevi più sopraffare: siate le padrone di voi stesse.

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