Codici identificativi per le forze armate: cosa si aspetta?


Articolo di Domenico Falco

Oggi si chiudono i quattro giorni del ventennale delle vicende del G8 di Genova tenutosi dal 19 al 22 Luglio 2001. 

Tale evento ha segnato la storia italiana per l’asprezza degli scontri fra manifestanti no global ed agenti di polizia e per l’uso sproporzionato della forza da parte di quest’ultimi.

Sentenze della Cassazione e della Corte europea dei Diritti dell’Uomo hanno qualificato le violenze di quei giorni come “tortura” e “trattamenti inumani o degradanti”.

La magistratura nazionale, incaricata di quelle vicende, ha ritenuto effettivamente avvenuti i reati contestati alle forze dell’ordine, ma ha dovuto archiviare 250 dei procedimenti a causa dell’impossibilità di identificare gli agenti responsabili dei fatti.

Il Parlamento Europeo nel 2012 ha approvato una risoluzione con cui non solo ha esplicitato preoccupazione per il generale utilizzo della violenza e per gli abusi delle forze dell’ordine in UE, ma ha anche invitato gli Stati Membri a normare l’utilizzo dei codici identificativi.

Tali codici alfanumerici dovrebbero essere esposti sulle uniformi o sui caschi delle autorità in servizio così da permettere l’identificazione dell’agente e richiamarlo, eventualmente, all’assunzione di responsabilità in caso di abusi e mal polizia. 

Nonostante periodicamente balzino alle cronache casi di sopruso delle forze dell’ordine, parte della politica continua ad osteggiare caldamente questo strumento con razionato scopo procrastinatorio.

Sono due anni che, in Commissione Affari Costituzionali, sono depositate e bloccate due proposte di legge sugli identificativi, una delle quali, contenente anche disposizioni per l’utilizzo delle bodycam(microcamere da appuntare sulla divisa).

Parte della politica ed i sindacati di polizia continuano a mostrare reticenza verso tali strumenti, criticandone da un lato la facilità di riconoscimento degli agenti e dall’altro la “criminalizzazione” di chi serve e rappresenta lo Stato. 

Preoccupazioni legittime ma contestabili.

Come può una serie di numeri e lettere rendere riconoscibile un individuo? 

La possibilità di punire chi commette violazioni non salvaguarderebbe la stragrande maggioranza di agenti probi ed alacri?

Basterebbe semplicemente guardare ai 20 Stati Membri che hanno già disciplinato in merito e che hanno dimostrato come tali strumenti non siano così nefasti o pericolosi. 

In Italia, invece, si opta per il limbo in attesa di tempi migliori.

“Oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente!”

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