La pillola abortiva: è mera libertà quella concessa dalla legge del 78’ o é solo una fictio?

Articolo di Ludovica Federico

La pillola abortiva o RU486 è un farmaco a base di mifepristone che pone fine alla gravidanza entro le 10 settimane di gestazione, la probabilità di non successo della pillola è associato al 20%, proprio per aumentare le probabilità di riuscita di norma viene somministrato anche un altro farmaco, il misoprostolo, che produce una serie di contrazioni uterine paragonabili a quelle provocate da un aborto spontaneo.
In Italia, l’interruzione di gravidanza è disciplinata dalla legge 194 del 1978, questa legge prevede il termine di 90 giorni entro cui sia possibile effettuare un’interruzione di gravidanza, superato il termine previsto dalla legge, l’aborto può avvenire soltanto nel caso in cui sussistono gravi motivi, psichici o fisici, accertati dal medico. Ai medici è riconosciuta la possibilità dell’obiezione di coscienza, questo ha portato non pochi problemi alle donne disposte ad abortire.
Date queste premesse è importante sottolineare l’iter compiuto dalle donne che intendono effettuare l’aborto farmacologico.
La donna per ricevere il certificato che attesti la sua volontà nell’interrompere la gravidanza dovrà; cercare un ginecologo non obiettore, siccome non si può richiedere ad un medico di base, oppure rivolgersi ad un consultorio.
Rilasciato questo certificato d’interruzione di gravidanza, sono obbligatori sette giorni, definiti di “riflessione”, in cui la donna dovrà lasciar passare questi giorni prima di presentarsi in ospedale.
Scegliere di abortire attraverso il metodo farmacologico deve essere una scelta esclusiva della donna, ogni donna è libera di decidere, non è, e non deve essere vincolata in alcun modo, anche se a causa degli obiettori e quindi dell’iter rallentato, rischierebbe di sforare il tempo previsto dalla legge per effettuare l’interruzione di gravidanza, ovviamente è fondamentale una preparazione psicologica e fisica, perché oltre ad essere a conoscenza delle conseguenze fisiche all’assunzione della pillola abortiva, bisogna tenere conto di quelle che sono le conseguenze psicologiche.
Ogni medico è libero di decidere se essere obiettore o meno, ma anche ogni donna è libera di decidere se portare avanti una gravidanza o meno, la legge che depenalizza l’aborto ha permesso e ha liberalizzato il corpo e le scelte di una donna.
Sorge spontaneo il pensiero per tutti gli aborti clandestini compiuti prima della legge del ’78, molte donne morivano addirittura.
Dopo la legge del ’78, le donne, hanno avuto la possibilità d’interrompere la gravidanza in condizioni migliori, questo era un miglioramento sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista psicologico.
Ma come si sentono le donne quando il percorso per l’interruzione viene ostacolato da medici obiettori e altri soggetti non disposti ad accogliere la volontà di una donna?
Qui vi è un duplice fattore psicologico, oltre alla preoccupazione dovuta all’assunzione della pillola abortiva e le sue conseguenze, vi è il senso di colpa aggravato da soggetti restii a procedere per il rilascio del certificato e per soggetti restii a somministrare tale pillola.
La domanda sorge spontanea, è mera libertà quella concessa dopo la legge del ‘78 o è solo una fictio?

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