La scarcerazione di Brusca: una vergogna o una vittoria della giustizia ?

Articolo di MariaVittoria Volpe

In questi giorni sono state molte le testate giornalistiche, le considerazioni di uomini politici e i post sui social in merito alla scarcerazione di Brusca: c’è chi la ritiene una vergogna (abbandonandosi a ciò che la “pancia” inevitabilmente suggerisce e sottolineando come la collaborazione di Brusca con la giustizia sia stata travagliata) e c’è chi invece la definisce come una vittoria della giustizia (poiché è comunque grazie ai collaboratori di giustizia che si è riusciti ad ottenere informazioni che altrimenti non si avrebbero). A questo punto bisognerebbe partire da una considerazione fondamentale: la questione è molto più complessa di quello che appare.
La vicenda di Brusca è solo la punta dell’iceberg di un tema molto caldo in questi giorni, che divide la classe politica, coloro che per mestiere si occupano di ciò e più in generale la società, molto spesso purtroppo disinformata: ossia la riforma del cd. ergastolo ostativo, previsto dall’art 4 bis ord. pen. ,il quale in sostanza esclude dall’ammissione ai benefici penitenziari (libertà condizionale, lavoro all’esterno,permessi premio e semilibertà ) i condannati per reati particolarmente riprovevoli quali i delitti di mafia ,eversione o terrorismo che non collaborino con la giustizia o quando tale collaborazione sia impossibile o irrilevante.
La Corte Costituzionale ad Aprile ha ritenuto tale norma incompatibile con la Costituzione e ha dato un anno di tempo al Parlamento per modificarla.
E ciò potrebbe rappresentare un punto di partenza per sottolineare che non possiamo ignorare di avere una Costituzione (ossia la carta fondamentale dei nostri diritti ) la quale all’art 27 co3 fa una precisa scelta di valore e recita:
“Le pene [17 ss. c.p.] non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” .
Quindi chi usa lo slogan “mettere in galera e buttare via le chiavi” sicuramente dovrebbe rivedere le sue posizioni (nonostante umanamente sia comprensibile l’indignazione dinanzi ad episodi di crudeltà come quelli di cui si è reso protagonista Brusca). Inoltre alcuni hanno sottolineato che le leggi che hanno permesso tale scarcerazione, sono state volute anche da Giovanni Falcone. Va notato però che inevitabilmente rispondevano ad esigenze di diversi anni fa, per cui una riforma della giustizia sarebbe auspicabile e necessaria, quanto meno per adattarla ai tempi odierni e alle diverse modalità con cui ormai opera la criminalità organizzata, indipendentemente dalle personali posizioni ideologiche. Forse anche per evitare che la “giustizia” e la “legge“ ancora continuino a camminare su rette parallele in alcuni casi .
Si evince quindi come non sia consono prendere posizioni drastiche, senza neanche lontanamente immaginare la complessità di determinate questioni, affidandosi alle frasi fatte di qualcuno.
È fondamentale conoscere la storia e la legge, prima di poter dire la propria su temi del genere. Il mio professore di diritto penale suggeriva di “camminare sempre con il dubbio in tasca”.

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