La generazione snobbata.

Articolo di Domenico Falco

La miopia è l’incapacità di guardare lontano. Ma anche una caratteristica della politica italiana.

La mancanza di lungimiranza fende tutto l’emiciclo parlamentare, dimostrando che il problema non è di uno o due partiti, ma dell’insieme.

A pagarne lo scotto, però, è la “futura classe dirigente” (si, quella che si trasferirà in un altro Stato).

La Corte dei Conti nel “Referto sul sistema universitario 2021” ha certificato che in otto anni i trasferimenti all’estero di laureati è aumentato del 41,8%. Un’emorragia.

L’Italia sanguina, perde vita e futuro, ma le si continua ad applicare un cerotto di quelli color carne… effimero per sua natura.

Formati grazie ad un’istruzione pubblica sotto finanziata (siamo gli ultimi in Europa per fondi all’istruzione) e poi lasciati fuggire già eruditi in altri Paesi, le nostre migliori forze e risorse scappano a causa di un mercato del lavoro che non garantisce stabilità (nutrendosi di stage non retribuiti, lavoro nero e contratti a tempo determinato).

E se non si hanno certezze economiche, come si potrà stipulare un mutuo, sposarsi, avere figli?.

Non dovrebbe parlarsi tutti i giorni di questa catastrofe? Nah… le ultime settimane il dibattito pubblico è stato scosso da argomenti come: sostituzione etnica e ddl Zan.

Mentre tutti i partiti litigano visceralmente ed esternamente sulla posizione da assumere, basterebbe avviare una serie tv sui millenials per trovare la risposta: siamo già uno Stato multiculturale ed aperto sulla libertà sessuale. Servono davvero dibattiti su leggi di civiltà? A quanto pare, si.

Ma a cosa servono, allora, queste dispute? A dettare linee d’orientamento per gli elettori e farli schierare.

I giovani alle urne pesano nulla. Nella fascia 18-30 (fonte demo.istat.it) sono quasi 8 milioni gli aventi diritto di voto. Quelli nella fascia d’età 40-80, invece, ne sono 32 milioni.

Un politico alla ricerca di consenso, verso chi rivolgerà l’attenzione mentre stilerà la lista delle priorità? Quando in campagna elettorale si dovrà scegliere come cavallo di battaglia fra le pensioni e le garanzie lavorative o la riforma del sistema scolastico, quale sarà l’opzione più conveniente in termini di risultato?

Il calo demografico galoppa, s’innalza l’aspettativa di vita ma meno bambini nascono.

Non saranno un po’ troppi (e troppo vecchi) quelli che impostano il futuro di quelli che lo abiteranno davvero?

Ed è per questo che negli ultimi tempi, in tutta Europa, si sente parlare di estensione del voto ai sedicenni.

L’apporto numerico sarebbe comunque semitrascurabile – 1 milione circa di nuovi elettori – ma si costringerebbero i partiti a cambiare priorità ed i giovani si sentirebbero in dovere di partecipare attivamente alla politica, modificandone linguaggio e tematiche ( e magari anche il panorama partitico).

Non a caso, i grandi temi del dibattito pubblico odierno, sono stati promossi da giovani indipendenti e lontani dalla politica tradizionale: Greta Thunberg, Joshua Wong (attivista pro democrazia ad Hong Kong), Malala (la più giovane vincitrice del Nobel per la pace grazie alla sua battaglia per il diritto all’istruzione), Hadiqa Bashir (pakistana, come Malala, attivista per la fine del matrimonio minorile), Desmod Napoles (quattordicenne, impegnato per i diritti LGBTQ+) o i 5 ragazzi del #NeverAgain (sopravvissuti ad una sparatoria in una scuola negli Usa, che hanno poi messo in moto un grande movimento giovanile per una regolamentazione più severa delle armi).

Tutto ciò dimostra che questa non è una generazione senza idee ma una generazione senza megafoni e completamente snobbata dai partiti.

E allora: Voto ai sedicenni? Che si apra un dibattito, che però prescinda dal diniego a priori giustificato dal “Questi giovani non sanno niente”.

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ELEZIONI 2021

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