My body, my choice (?)I giudizi contro qualsiasi scelta compiuta da una donna per il suo utero

Articolo di Luisa Sbarra


#mybodymychoice
 oltre ad essere uno degli hashtagspiù diffusi, è uno degli slogan internazionali femministi, utilizzato non solo riguardo il tema dell’aborto, ma per tutto ciò che concerne il corpo femminile, compresa la sua autodeterminazione, come, ad esempio, il consenso ad un rapporto sessuale. Ma, in realtà quante persone condividono nel proprio intimo e nella propria individualità questo pensiero? E a livello istituzionale quanto è protetto?

Spesso si sente parlare dei diritti riproduttivi. Essi ricomprendono un’ampia fascia di diritti, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità: ‘si basano sul riconoscimento del diritto fondamentale di tutte le coppie e degli individui a decidere liberamente e responsabilmente il numero, la separazione e la sincronizzazione temporale di nascita dei loro figli e di avere le informazioni e i mezzi per farlo e il diritto di raggiungere il massimo livello di salute riproduttiva. Essi comprendono anche il diritto di tutti di prendere decisioni in materia di riproduzione senza discriminazionecoercizione e/o violenza.

Oltre a questi includono: il diritto a ricevere adeguate e soddisfacenti informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione, la libertà dalla sterilizzazione forzata, la protezione della mutilazione genitale femminile e il diritto ad avere un aborto sicuro e legale.

Essi sono considerati un sottoinsieme dei diritti umani, hanno cominciato a svilupparsi alla Conferenza internazionale dei diritti umani del 1968 tenutasi a Teheran.

Alcuni di questi diritti sono ad oggi tutelati da strumentigiuridicamente vincolanti a livello internazionale, altri invece solo da raccomandazioni non vincolanti e da strumenti del soft law, mentre altri ancora non sono accettati nella comunità internazionale, sono tutelati solo a livello di propugnazione e patrocinio.

Un paio di anni fa lessi ‘Il racconto dell’ancella’ di Margaret Atwood (romanzo da cui è tratta la serie ‘Handmaid’s tale’), per quanto possa apparire distopico e improbabile, mi sono sempre chiesta cosa accadrebbe in uno scenario simile.

In quel romanzo, dove le donne e gli uomini fertili sulla Terra sono ormai pochi, l’apparato riproduttivo di una donna non sterile viene considerato quasi un oggetto, un bene comune della popolazione, il procreare è l’unico scopo assegnatogli e a cui deve adempiere; niente conta di più, solo la riproduzione. La donna è seconda all’uomo, non ha diritto di lavorare, studiare, possedere propri soldi e persino di leggere. Il solo immaginario e ipotetico pensiero di un mondo così mi suscitaaberrazione. Per quanto la realtà sia bene lontana da tutto ciò, ci sono dei posti nel mondo o delle situazioni in cui essa non è molto dissimile. Sebbene la mia affermazione possa apparire esagerata, vorrei ricordarvi che ancora oggi ci sono degli scenari alquanto simili: le spose bambine in India e l’obbrobriosa pratica dell’infibulazione in Africa. Anni e anni di lotte possono essere annullati molto più facilmente di quanto sembri…

Che sia voluto o spontaneo il tema dell’aborto suscita sempre grandi polemiche e divide le coscienze, sia per motivi personali, sia per motivi religiosi. A novembre Megan Markle ha parlato apertamente del suo abortospontaneo, un fenomeno abbastanza frequente, un dolore atroce, il raccontarlo però viene ancora oggi stigmatizzato. In poche parole entrambe le tipologie di aborto sono un tabù; una donna viene continuamente incriminata o giudicata o non messa in condizione di poterne parlare apertamente e liberamente.

Soprattutto per quanto riguarda quello voluto. In tutto il mondo quanto è libera una donna di abortire? Senza intromissioni e influenze, per giunta?

Vi ricordate le proteste in America all’inizio del 2020 contro l’aborto? E la nomina da parte di Trump di una giudice antiabortista (Coney Barret) alla Corte Suprema? Le proteste in Polonia contro le limitazioni della pratica abortiva? Qualche mese fa, in Polonia, è stata promulgata la legge che si rifà alla sentenza della Corte Suprema risalente al 22 ottobre 2020, dichiarando incostituzionale, in quanto non conforme agli articoli della legge fondamentale sulla protezione della vita del nascituro, ogni tipo di aborto, eccetto le interruzioni di gravidanza chieste da donne vittima di incesto o stupro, o nel caso che si profili un pericolo per la vita della madre. Diventa così illegale l´interruzione di gravidanza nel caso di malformazioni gravi e letali del feto e di problemi sanitari tali da implicare l´inevitabilemorte post parto del neonato.

Diversamente l’Argentina ha approvato il disegno di legge di riforma che consente l’interruzione di gravidanza fino a 14 settimane. In tal modo è stata abrogata la precedente e contestata norma in vigore dal 1921 che lo considerava un delitto, con due eccezioni: la violenza sessuale e il rischio di vita per la madre. 

A marzo l’Arkansas ha approvato una legge più restrittiva sull’aborto. Il provvedimento vieta l’interruzione di gravidanza, tranne che per salvare la vita della madre incinta in emergenza medica e non fa alcuna eccezione in caso di stupro, incesto o anomalia del feto.

Ma in Italia quanto è DAVVERO libera una donna di esercitare il suo diritto ad abortire? Insomma, anche in Italia non sembra proprio che questa libertà di scelta, sebbene sia espressamente tutelata dalla legge 194/78, venga accettata. 

Per quanto riguarda l’aborto farmacologico il ministero della Salute il 12 agosto 2020 ha emanato una circolare di aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. Tali direttive sono state aggiornate anche in seguito alla vicenda che vedeva coinvolta la presidentessa della regione Umbria,Donatella Tesei, che voleva richiedere il ricovero di 3 giorni per le donne che abortivano con la Ru486,impedendo di accedere all’aborto farmacologico in dayhospital o al proprio domicilio, sotto osservanza di un medico.

Un altro episodio riguarda il consiglio comunale di Iseoche ha votato una mozione che prevedeva un bonus di 160 euro al mese per le donne che decidevano di non abortire. La mozione, presentata dalla consiglieraGiovanna Prati, presentava un sussidio alla maternità che “fornisca alla donna intenzionata ad abortire percause economiche la possibilità di avvalersi”.L’opposizione si è rifiutata di votare e ha lasciato l’aula.

Vergognosa è stata la storia del cimitero dei feti, dove i nomi delle donne che avevano abortito sono stati messi su delle croci, senza consenso e senza nemmeno che lo sapessero, sui feti seppelliti a mo’ di tombe.

Milano, poi, sono apparsi i cartelloni pubblicitari dell’associazione ultracattolica ProVita & Famiglia contro la pillola abortiva RU486 con la dicitura:prenderesti mai del veleno?. Nelle Marche il centrodestra si è opposto alla somministrazione di tale pillola nei consultori contro le linee guida del Ministerodella Salute. Il Lazio, invece, le ha recepite.

A testimoniare quanto una donna non sia libera in questa scelta e quanto venga giudicata per essa, vi è la vicenda che ha coinvolto una studentessa di un liceo di Piacenza bullizzata per aver abortito. La ragazza, al ritorno sui banchi di scuola, ha trovato ad attenderla dei disegni di feti con frasi offensive. 

Non sarebbe più sensato invece di umiliare e di fare la guerra a chi mette in pratica questa scelta, cambiare le cose? Non farle accadere proprio, educare i nostri giovani anche sessualmente e al consenso? Il nostro Paese è retrogrado sotto questo punto di vista. Vietare, condannare, costringere ad una scelta non voluta, non è la cosa giusta.

Inoltre le donne che scelgono di non avere figli vengono additate come fredde, malate, contro natura, egoiste.

Beh, tutti condividiamo questo hashtag, ma siamo sempre pronti a giudicare le scelte di una donna come se fossero affari nostri, come se ci riguardassero. 

Non è preferibile che una nostra sorella, una nostra amica, abbia non la possibilità, ma il diritto di praticare un aborto in sicurezza? O preferiamo tornare al tempo delle mammane, dove si rischiavanocomplicanze e la vita abortendo con un ferro da calza?

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Sarah Everard: quando la fiducia è riposta nelle mani sbagliate. Netflix&Law: tutte le serie tv per lo studente di giurisprudenza.

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