Perché non sentiamo parlare di violenza nei confronti degli uomini?

Articolo di Ludovica Federico

Cercando su un semplice motore di ricerca “violenza di genere”, gli articoli che possono comparire citano esclusivamente le donne, violenza di genere o violenza sulle donne è stata la ricerca compiuta? “Il genere (in inglese gender), in sociologia, è l’appartenenza all’uno o all’altro sesso, non in base alle differenze di natura biologica o fisica, ma su componenti di natura sociale, culturale e comportamentale, quindi l’appartenenza a uno dei due sessi dal punto di vista culturale e non biologico” – da Wikipedia. La ricerca era semplice, “violenza di genere” eppure, senza specificare quale dei due generi il motore di ricerca indirizza il risultato verso il genere femminile.

Secondo l’indagine dell’Università di Siena, nel 2019 sarebbero stati oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza configurata in: minaccia di esercitare violenza (63,1%); graffi, morsi, capelli strappati (60,05); lancio di oggetti (51,02); percosse con calci e pugni (58,1%). La domanda da porsi è fondamentale: per quale motivo non si sente parlare di violenza (di qualsiasi tipologia) nei confronti degli uomini?

Bisogna fare un passo indietro, bisogna tornare alle radici della società, la società attuale ha una forte impronta maschilista, bisogna pensare all’educazione che sin da piccoli viene impartita ad un bambino, si pensi, alla costrizione nel non mostrare le proprie emozioni, all’educare il figlio a reagire con forza dinanzi situazioni spiacevoli a lui accadute, questi possono essere banali esempi che sommati producono spiacevoli conseguenze, ritornando ai tempi attuali, vi siete mai chiesti quanti uomini subiscono violenze e quanti realmente denunciano? Ovviamente, il numero degli uomini che denuncia rispetto a gli uomini che hanno subito violenze, è davvero esiguo si pensi circa il 3% , tutto a causa di quelle che sono le radici della società. La violenza verso il gemere maschile talvolta viene sottovaluta, non viene presa con la giusta serietà, alcuni comportamenti vengono derisi e resi normalità. Non bisogna normalizzare la violenza, in nessun ambito e di nessun genere, ogni persona deve essere libera da violenza, libera da mobbing sul posto di lavoro, libera di esprimersi attraverso le parole e non attraverso la violenza, o manipolazioni psicologiche che comportano gravi danni dal punto di vista psicologico e dal punto di vista fisico. Due uomini su dieci sono vittime di violenza, qualsiasi essa sia la forma, è pur sempre violenza, la moglie che minaccia il marito di non vedere mai più i suoi figli, la moglie o fidanzata o fidanzato, chiunque esso sia che distrugge gli oggetti appartenenti all’uomo per vendetta personale, nel momento in cui avviene un episodio tale, l’uomo se volesse denunciare si troverebbe dinanzi una situazione alquanto sfavorevole per la sua persona, ci non molti casi in cui un uomo abbia tentato di denunciare una violenza subita e la risposta ricevuta è stata una derisione nei suoi confronti, nel sistema non è concepito che l’uomo possa essere debole, eppure è pur sempre un essere umano. Anche il diritto internazionale non pone attenzione e scrupolosità alla tematica sottovalutata delle violenze nei confronti degli uomini, non esistono associazioni riconosciute a livello mondiale contro il maltrattamento fisico e psicologico dei uomini, anche questo è sessismo, dare quasi l’assoluta attenzione ad altre categorie, sminuendo il restante non è parità dei generi, non è uguaglianza come cita proprio l’art 2 della Costituzione italiana. Ultimo aspetto ma non meno importante sono gli atti di pedofilia nei confronti bei bambini, circa 1 bambino su 8 è stato vittima di pedofilia, ma soltanto nell’1% dei casi, questi hanno raccontato ai propri genitori l’avvenimento o sporto denunzia. Tutto ciò cosa dice? Tutto ciò fa arrivare alla consapevolezza che continuamente si ostenta nel tutelare e supportare l’essere umano ma costantemente si rimane indietro, la società è dinanzi un bivio, sacrificare un po’ di libertà per ottenere l’eguaglianza, cosa sceglierà?

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