Può il Governo di uno Stato essere citato in giudizio perché non fa abbastanza per combattere l’emergenza climatica?

Articolo di Gabriele Ciotola

Il giudizio universale sta arrivando: scioglimento dei ghiacciai, siccità, desertificazione, eventi climatici estremi, estinzioni di interi ecosistemi sono solo alcuni dei fenomeni che oggi si verificano su tutta la Terra”.
​(Campagna Giudizio universale).
Può il governo di uno stato essere citato in giudizio perché non fa abbastanza per combattere l’emergenza climatica?
Che la Terra e il suo ecosistema siano in pericolo ormai non è più un mistero… Sempre più forte è l’esigenza per i suoi abitanti di fare qualcosa di concreto per assicurare un futuro a sé stessi e alle generazioni a venire.
Ma che cosa? E soprattutto come?
La campagna, composta da movimenti, un network di associazioni e semplici cittadini, dal nome emblematico “Giudizio universale”, ha deciso di passare finalmente (oseremmo dire) dalle parole ai fatti. O meglio dalle manifestazioni dei Fridays for future ai tribunali…
Sì perché l’obiettivo della mobilitazione lanciata proprio il giorno della “Giornata mondiale dell’ambiente (5 giugno)” ha un fine preciso: portare davanti ad un giudice lo Stato italiano per non aver agito in maniera adeguata di fronte allo sconvolgimento climatico. Questa iniziativa è la prima nel suo genere in Italia e si ispira ad un’azione lanciata nel 2013 nei Paesi Bassi dalla “Urgenda Foundation”. Per cui facciamo un passo indietro…
Il presupposto era lo stesso: cioè un’accusa al governo olandese di non aver operato in maniera adeguata per combattere l’inquinamento ed il surriscaldamento globale. Dopo una battaglia legale durata circa sette anni si è arrivati al verdetto finale che obbliga il governo olandese a far fronte alla crisi climatico-ambientale, confermando quanto i diritti umani siano messi a rischio dall’inerzia dei governi.
Una decisione epocale: per la prima volta uno Stato, portato in tribunale dai suoi cittadini, viene condannato per non aver fatto abbastanza per combattere l’emergenza climatica e, soprattutto, le azioni per il clima sono considerate strettamente legate ai diritti umani. La sentenza della Corte Suprema olandese ha sancito un principio fondamentale: la salvaguardia dell’ambiente non è a discrezione dei governi, ma è un obbligo per tutelare la salute dei cittadini.
Il caso Urgenda è diventato così la madre di tutte le cause legali contro governi indifferenti e legati dai lacci dell’economia neoliberista.

La sentenza della Corte Suprema olandese stabilisce un precedente internazionale e può essere utilizzata da avvocati di altri paesi quando citano in giudizio il loro Stato.
Il caso olandese ha ispirato altre cause simili contro i governi nazionali e contro l’Unione Europea. Il giudice della Nuova Zelanda, ad esempio, ha usato il verdetto della Corte d’Appello del caso Urgenda per sostenere il suo. Nel mondo sono state avviate 1442 cause relative alla crisi climatico-ambientale: in Francia, Australia, Pakistan, Stati Uniti, Irlanda, Nuova Zelanda… in primavera toccherà anche all’Italia. Con tale azione si vuole puntare sulla responsabilità dello Stato, per quello che non viene detto e soprattutto fatto.

Lo Stato italiano – afferma l’avvocato Luca Saltalamacchia, esperto in diritto ambientale, uno dei tre avvocati del pool insieme al costituzionalista Michele Tarducci e all’avvocato Raffaele Cesari – analogamente a quello olandese, è tenuto a rispettare e tutelare i diritti fondamentali dei suoi cittadini e dei residenti sul suo territorio. Omettendo di contrastare adeguatamente il cambiamento climatico lo Stato italiano sta mettendo a repentaglio i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Ecco perché ci rivolgiamo al giudice ordinario.
Insomma serviranno pressioni e una forte mobilitazione della società civile se non vogliamo veder naufragare le speranze insieme al nostro Pianeta.

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