LA NUOVA DISCIPLINA DEGLI ECOREATI: luci e ombre della legge

 

E’ passato quasi un anno dalla pubblicazione in GU della l. 68/2015 riguardante “disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”,ma è stata realmente una conquista giuridica?

Il convegno dello scorso 14 marzo organizzato dall’Unione Giovani Penalisti di Napoli e da StudentiGiurisprudenza.it  si poneva come obiettivo un’attenta disamina della questione per trovare punti di incontro e soprattutto inquadrare l’attenzione,in ricordo del pm Federico Bisceglia,su un problema multiforme e in costante sviluppo.

Il punto di partenza è la normativa,che ha inserito nel Codice Penale un nuovo titolo, VI-bis,il quale prevede cinque nuovi reati:

  • Inquinamento ambientale
  • Disastro ambientale
  • Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività
  • Impedimento del controllo
  • Omessa bonifica

E’ proprio dall’inquinamento ambientale (art.452-bis c.p.) che il dott. Nunzio Fragliasso trae spunto per sottolineare un’incongruenza nel testo che punisce chi abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile. Abusivamente. “E’ dunque possibile immaginare un disastro che sia legittimo?”.E’ una contraddizione in termini interni per il procuratore aggiunto, ma c’è anche un altro aspetto dato dall’inquinamento indiretto,tramite abusivismo e contraffazione di prodotti,cui la norma non riesce a far fronte. D’altra parte il gip Egle Pilla riconosce la difficoltà che avevano i giudici,prima che entrasse in vigore la normativa in questione,di confrontarsi con l’unico strumento delle contravvenzioni. Così si ricorreva al disastro innominato,art. 434 c.p. Definito “horror vacui” per molti, perché troppo vago.

In questo mare di idee non è poi così semplice cercare soluzioni. Non a caso,malgrado le novità prospettate dalla legge,permangono tuttora delle lacune.Certo provare a raccogliere le istanze di tutti non è impresa da poco, ricorda Gianpiero Zinzi,presidente commissione terra dei fuochi,tuttavia solo l’unità di intenti può portare ad un risultato concreto.Lo stesso per cui lotta anche Don Maurizio Patriciello,parroco di Caivano,da sempre in prima linea per la terra dei fuochi ed è straordinario vedere con quanta disperazione negli occhi racconta dei bambini innocenti che muoiono a causa del cancro e afferma: “mi illudo che lo Stato sia mio padre,ma non si può più morire così”. Si tratta di una legge piccola piccola per lui,che permette ai negazionisti, ciechi davanti alla dura realtà delle nostre terre,di puntare il dito sull’invenzione mediatica.

Contemporaneamente, quasi a voler rimarcare la crudeltà di questi atti, viene avvistato l’ennesimo rogo sulla statale 268. Come se ci fosse bisogno di ricordare che la terra dei fuochi brucia ancora!

 Ecco che per questo servono tracciabilità e trasparenza,insiste il dott. Antonio Marfella,oncologo e componente ISDE medici per l’ambiente, perché “la responsabilità dei medici arriva sempre quando è troppo tardi”. Occorre tener presente che c’è bisogno di un intervento sinergico per poter operare un cambiamento significativo. Come del resto ricorda anche Gigi d’Alessio,promotore di iniziative sociali per le bonifiche.

Dunque è importante continuare nel percorso di sensibilizzazione e informazione perché “questo era il vero scopo del convegno”,dice la nostra Lucia Del Monaco.  Mentre Fiorella Mosca,presidente StudentiGiurisprudenza.it,conclude: “mi piace pensare che l’università sia una finestra sul mondo e questo confronto aperto nell’auditorium del tribunale,in collaborazione con UGP,è stato pensato rigorosamente nell’ottica di una graduale riduzione del gap fra università e ambiente forense”.

  Un intervento legislativo quindi tanto atteso e tuttavia foriero di tantissime discussioni. Molte delle quali ancora in attesa di risposte.

 

 

-Caterina Bracciano

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