Teoria e prassi a Giurisprudenza in Italia

La giurisprudenza è bifasica: dapprima, ci sono le nozioni, i codici, i brocardi, le norme di diritto formale e sostanziale; in seguito, la fiumana di parole si concreta in arringhe, sentenze, atti pubblici, provvedimenti amministrativi, ragionamenti autonomi.

Il diritto, non è nato per essere confinato nei libri e nella memoria, va vissuto ed introiettato, personalizzato: lo comprendono Paesi come la Germania, l’Inghilterra, la Spagna, la Francia o gli Stati Uniti, con le loro prove scritte, i loro piani di studio composti dai medesimi studenti, le simulazioni processuali. Purtroppo, in Italia(e con ancor più rammarico alla Federico II, la facoltà giuridica più importante d’Italia, anche se fin troppo spesso svalutata), il diritto è limitato alla mente senza mai tradursi in fisicità, le parole rimangono sui libri, i docenti indirizzano senza mai lasciare impulso agli studenti.
Insomma, v’è una prevalenza della teoria sulla pratica, non produttiva per la futura carriera dell’operatore del diritto: non ci sono abbastanza laboratori, seminari, occasioni per rendere lo studente indipendente e per allenarsi.
In un momento in cui, sotto molteplici aspetti, l’Italia fatica ad equipararsi all’Europa, si augura un intervento che raggiunga l’obiettivo dei Paesi comunitari e non di promuovere l’essenziale risorsa per lo sviluppo generale e singolo: una gioventù motivata e consapevole.
Amy Giuliano
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Un dramma italiano discusso nel dipartimento di Giurisprudenza: O.P.G., quello che non si può non… LA MORA SARA’ RIMBORSATA, VITTORIA DEGLI STUDENTI

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